domenica 29 luglio 2012

imprendotoria giovanile

Il problema della NUOVA IMPRENDITORIA non è la ricerca dei finanziamenti statali che non ci sono o sono pochi ,il problema è la catena distributiva dei prodotti che è  inadeguata e legata a sistemi arcaici e padronali  con strutture  inefficienti  che sfiorano la mentalità mafiosa . La politica si occupa solo dei finanziamenti e non conosce questi problemi che sono interni al commercio.
 Il nuovo imprenditore non trova disponibili catene dove inserire i suoi nuovi prodotti se non a condizioni di totale svantaggio verso le multinazionali o chi  detiene    posizioni dominanti . Deve lavorare  e regalare i suoi prodotti  se vuole sopravvivere per  inserirsi in queste catene ,spesso accettando condizioni umilianti. SCUOLA E IMPRESA si è fatta portavoce di questi problemi presso Le UNION CAMERE di Puglia ,Molise e Basilicata  con una lettera ai rispettivi direttori per manifestare il problema .

mercoledì 25 luglio 2012

PROGETTO POLO ALIMENTARE SUD


PROGETTO POLO ALIMENTARE SUD
Esimio  Presidente C.C.A.A  ,
a nome del popolo delle partite  IVA  di Puglia e Molise vorremmo spiegarle le nostre ragioni e ci rivolgiamo a lei e non ai sindacati che sono roba politica e dispersiva .  Ci lasci esprimere  un rimprovero alle Camere di Commercio Provinciali  e a chi le rappresenta  come inizio del discorso .
Purtroppo non ci sentiamo rappresentati da voi che dovreste difendere i nostri interessi e fare da arbitri nel settore del commercio favorendolo ,invece vi vediamo come perfetti esecutori del sistema politico che non ha altro interesse se non le imposizioni , il controllo  e le tasse . A braccetto piuttosto con il grosso business industriale che non con il piccolo popolo dell’ IVA.  Per questo vorremmo che i futuri presidenti delle Camere  di Commercio , delle UNION CAMERE  ,fossero  eletti dal popolo delle partite IVA e non dai politici.
Molti negozi e attività commerciali hanno chiuso negli anni passati  col sopravvento dei supermercati   oppure le coop,   ma non c’è stata nessuna normativa e nessuna regola che bilanciasse il settore ma tutto è avvenuto attuando la legge del più forte  e voi avete solo registrato il fenomeno . Da parte vostra nemmeno un belato abbiamo sentito anche se diminuivano i numeri dei vostri iscritti perché chiudevano l’ attività , ma si vede che  sono cose che a voi non vi taggono più  di tanto .     Avete sempre l’appoggio dei  vostri politici che è quello che conta .  …..
Quando questi Supermercati arrivavano sembrava che facessero lavorare un pò di gente e muovessero la produzione , in realtà a parte le novità e il dispiegamento di aree e di mezzi, il commercio e le attività produttive sono state rovinate . Questi oltre ai Supermercati coi loro prodotti e marchi italiani ed esteri  ,nelle loro reti distributive inserivano marchi  di merce  fatta produrre spesso a volte in loco , spesso dalle loro parti   per quattro lire . Merce che poi possono rivendere a prezzi scontati nella loro rete guadagnando due volte.  Infatti nelle loro reti distributive , approfittando della loro posizione dominante ,  inseriscono solo i loro marchi ,fatti produrre magari a nord, quindi se  sei un pesce piccolo e non paghi le dovute prebende ,nella loro rete distributiva non ti fanno entrare . Per farvi un esempio , cosi abbiamo visto negli anni passati che nei supermercati si  vendevano orecchiette prodotte a Milano o nei pressi.
Questa è un ingiustizia che potreste eliminare subito imponendo il divieto di poter produrre col loro marchio a supermercati e discount .etc.
Chi ha una rete di distribuzione e  distribuisce tutti i prodotti, chi deve vendere , non  può avere dei marchi da lui  fatti fare  e da privilegiare   taglieggiando il piccolo produttore e mettendo il suo nome . Non cìè nulla di male che una ditta abbia la sua rete distributiva e i suoi mezzi, ma questo non deve essere  per i supermercati . Ma voi li conoscete questi problemi ?
Ecco, d’ora in poi ,vorremmo che ascoltaste le nostre richieste, se volte la nostra fiducia ,altrimenti saremo costretti ad associarci fuori dalle Camere e di  Commercio ,trovare al tre vie e , anzi,  contrapporci guradandovi  piu come  i nostri aguzzini e non come i difensori della nostra categoria . Un caro saluto a nome della categoria e del popolo delle partite IVA
Carlo Eugenio   , Presidente Scuola & Impresa       email : poloalimentaresud@gmail.com  http://poloalimentare.org/





Gomma arabica in crisi: a rischio la Coca Cola?

Gomma arabica in crisi: a rischio la Coca Cola?

Le bibite gassose (Coca e Pepsi comprese) legano la loro produzione a una sostanza esportata dal Sudan la cui economia sta crollando


Ci è voluta una sciagura analoga a quella raccontata nell'Antico Testamento per mettere seriamente in crisi due marchi che sembrano esistere da sempre e per sempre: due invasioni di cavallette che colpirono il Sudan negli anni duemila, causarono la perdita di molti esemplari di Acacia senegal, l'albero da cui si ricava la gomma arabica (e di cui il paese è esportatore di metà della produzione mondiale e di migliore qualità). La gomma arabica è fondamentale nella produzione della Coca e della Pepsi: senza, i dolcificanti si depositano sul fondo (e quindi, prima di essere bevute, le bevande andrebbero mescolate) e il liquido diventa trasparente.

Tornando agli alberi, il numero è stato ridotto anche dai riscaldamento globale mentre la domanda di gomma è rimasta costante nel tempo. A ciò si aggiunga che il Sudan non ha esattamente un governo affindabile: il presidente Omar al Bashir è ricercato da Tribunale penale internazionale per genocidio per crimini commessi in Darfur. Tutto questo ha causato il crollo delle esportazioni della gomma arabica e messo in ginocchio l'economia locale. Non solo, questa situazione ha fatto riemergere una questione politica - il rapporto tra Usa e Sudan - mai del tutto definita. Le sanzioni e l'embargo commerciale che ha colpito la nazione araba non sono mai stati esemplari e risolutivi fino in fondo. Perché?

Ovviamente per via della gomma arabica. Bloccarne il commercio equivarrebbe a chiudere il rubinetto della cola, sia essa Pepsi o Coca. E per gli americani si sa quanto siano fondamentali le due bevande. La cola-dipendenza degli Usa è ben nota ai giornali che hanno definito - nello specifico il Washington post - l'ambigua politica estera nei confronti del Sudan "soda pop diplomacy" (l'embargo è esteso a tutti i prodotti provenienti dal paese tranne, guarda caso, la gomma arabica). Ed è nota anche ai sudanesi dato che, nel 2007,il loro ambasciatore, John Ukec Lueth, minacciò di bloccare le esportazioni di gomma arabica, agitando davanti ai giornalisti una bottiglia di Coca-Cola. Ma l'uso di questa sostanza, classificata con la sigla E414, è impiegato anche in altri settori: vino, caranelle, confetti, marshmallows, yogurt, e poi colori, vernici, prodotti estetici.

Difficile pensare un'America senza gomma arabica. Difficile pensare senza il mondo intero. Ricordiamo che la cola-dipendenza degli americani resistette anche alla tragedia dell'11 settembre: il commercio della gomma arabica non fu frenato nemmeno dalle voci secondo cui Bin Laden si era accreditato buona parte del monopolio delle esportazioni. " È possibile che ogni volta che compriamo una bibita gassata di marca americana, contribuiamo ad arricchire le casse di Bin Laden", aveva tuonato a suo tempo il senatore repubblicano Frank Wolf. Ma le bibite gassate americane avevano continuato ad essere stappate (e bevute) dai cittadini americani.

No, nemmeno una sciagura biblica come un'invasione di cavallette è sufficiente. Il business della gomma arabica, in un modo o nell'altro, sopravviverà, c'è da scommetterci.


http://life.wired.it/news/food/2012/07/24/gomma-arabica-coca-cola-pepsi.html?utm_source=facebook&utm_medium=marketing&utm_content=

sabato 14 luglio 2012

RICERCA PARTNERS CHE INVESTONO NEL SETTORE ALIMENTARE


CERCHIAMO PARTNERS PER LANCIARE DUE NUOVE BEVANDE DISSETANTI A LIVELLO NAZIONALE .
CERCHIAMO PARTNERS CON SOLDI DA INVESTIRE NEL SETTORE PANE ,TARALLI , MACCHINE AUTOMATCHE PER LA PIZZA , PRODUZIONE GELATI .
scivere all indirizzo email : poloalimentaresud@gmail.com



http://italiancola.blogspot.it/
http://italsoda.blogspot.it/


lunedì 9 luglio 2012

SCUOLA & IMPRESA PROGETTA E GESTISCE


PROGRAMMA GENERALE
SCUOLA & IMPRESA PROGETTA E GESTISCE ATTIVITA’ DI FORMAZIONE FINANZIATA SIA IN AUTONONIA ,sia attivando convenzioni e collaborazioni con enti e partners istituzionali . Gestisce corsi e seminari in aula, presso aziende, presso carceri,case per anziani …., sia corsi per la domanda individuale . Progetta e realizza attività di formazione aziendale personalizzata in orario serale e in orario di lavoro. I canali di finanziamento sono legati a partenariati con aziende, soggetti privati, pubblicità, a bandi nazionali e del Ministero del Lavoro, donazioni e offerte pubbliche e private . La DITTA offre servizi e svolge azioni nell'ambito delle competenze esclusive e concorrenti che la Costituzione assegna allo Stato Italiano in materia di lavoro. Mette le aziende in contatto tra loro per una cooperazione tecnica e finanziaria efficace che risponda alle reali esigenze dei mercati .
 Mette le persone, soprattutto quelle più svantaggiate, al centro delle politiche del lavoro, garantendo servizi personalizzati capaci di soddisfare i loro reali bisogni di orientamento, formazione, sostegno al reddito e collocamento. Offre sostegno occupazionale allo sviluppo economico e lo promuove con partenariati e promozioni commerciali . Sostiene la governance fra i diversi attori nazionali, supporta le associazioni di categoria, valorizza la bilateralità, supporta e potenzia il raccordo tra i sistemi produttivi e la rete dei servizi al cittadino , sostiene i processi che concorrono alla valorizzazione del capitale intellettuale scolastico ; sostiene l’avvio di nuove imprese nei settori che valorizzano i prodotti locali dell’ economia territoriale. Promuove lo sviluppo degli ambienti naturali protetti e dei beni storici e architettonici e di altri settori che presentano forti elementi di innovazione. Aumenta l'adattabilità dei lavoratori e delle imprese nell'evoluzione dell'economia globale, favorisce la formazione permanente degli occupati , sostiene i diritti delle donne sul lavoro, si occupa della mobilità territoriale e combatte il lavoro nero. Concorre alla coesione sociale . Infine, costruisce un ponte fra scuola e lavoro, alternando l'istruzione con la formazione, i tirocini e gli stage nelle imprese. Aiuta le scuole e università ad assumere anche il compito di favorire il collocamento degli studenti. Governa i flussi migratori e lotta contro l'esclusione e l'emarginazione; sperimenta nuove modalità per l'inserimento al lavoro dei disabili ; dei soggetti svantaggiati e dei disoccupati di lunga dura.
politica e azione nel territorio
La ditta Scuola& Impresa sostiene uno stato etico che ha per fine il bene comune di tutto il corpo sociale , delle varie classi senza privilegiarne alcuna . Attribuisce allo Stato il diritto di provvedere alla sanità pubblica  , la scuola di base e l’Istruzione ,la viabilità generale ,ferrovie ed aerei, l’ energia ,le comunicazioni e  tutto il complesso bancario di supporto alle attività commerciali .  Ai privati  tocca tutto quello  che va al di là dei servizi generali  . Il commercio ,le imprese , la tecnologia ,le specializzazioni ,la vita della nazione .

sabato 30 giugno 2012

PANE FATTO IN CASA

Dal latino panis, è il prodotto ottenuto dalla cottura di una pasta lievitata, preparata con sfarinati di grano, acqua, lievito con o senza aggiunta di sale. Esiste un’ampia gamma di pani diversi nel tipo di cereale e di farina utilizzati. Il pane può anche essere non lievitato, detto perciò azimo, soprattutto nel caso sia da conservare per lunghi periodi e questo tipo di pane è molto diffuso in diversi paesi medio-orientali.


PANE TRADIZIONALE

Ingredienti:
- 0,5 litri di acqua a temperatura ambiente;
- 1 kg di farina tipo O (E’ possibile sostituire due cucchiai di farina con altrettanta semola di grano duro che renderà il pane più saporito e ne migliorerà la lievitazione)
- 6-8 g di lievito di birra in panetto (se usi quello granulare disidratato dividi la dose per tre, circa 2-3 g)
- 20 g di sale fino
Preparazione:
Sistemate la farina a fontana sulla spianatoia. Fate un pozzetto al centro, sbriciolandovi il lievito, aggiungete un po’ di acqua tiepida, sciogliete il lievito con le dita formando una pastella che man mano si dovrà amalgamare al resto della farina, aiutandosi con l’acqua. Quando l’impasto sarà omogeneo comincerà la fase di impastamento. Durante questa operazione l’impasto deve essere lavorato a piene mani, teso, stirato, rigirato più volte in tutti i sensi (se siete in possesso di un’impastatrice potete versare gli ingredienti e lasciare che faccia lei il lavoro per voi). A poco a poco si deve sentire che la pasta diventa elastica e si può stirarla senza strappare.
Raccogliete l’impasto a palla e mettetelo in una terrina coperto da un canovaccio umido. Lasciatelo riposare a temperatura ambiente per circa 20 minuti. Mettetelo poi in frigorifero per tempi variabili dalle 4 alle 12 ore, quindi toglietelo e rimpastatelo brevemente per dargli la forma voluta. Lasciatelo lievitare a temperatura non inferiore ai 20 °C e non superiore ai 35 °C. Aspettate che raddoppi di volume.
Accendete il forno a 240°C aggiungendo una ciotola piena di acqua, per umidificare ed evitare una crosta troppo spessa e dura con mollica troppo umida e poco cotta. Al momento di infornare abbassate la temperatura a 200°C, poi continuate la cottura a 180°C, fino a doratura. Togliete il pane da forno e fatelo raffreddare lentamente avvolgendolo in un panno.


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LA TEMPERATURA DEL PANE NELLA LAVORAZIONE



LA TEMPERATURA DELL'ACQUA
La temperatura dell'impasto finale influenza moltissimi fattori. Tra questi, i più importanti a livello casalingo:
· la funzionalità degli enzimi
· lo sviluppo e la capacita' di fermentazione dei lieviti
· la colorazione della crosta
· la debolezza o meno dell'impasto
· lo sviluppo di aromi
· l'assorbimento della farina

La temperatura finale dell'impasto dipende dal tipo di impasto (asciutto, morbido o molle), dal tipo di pane, dalla stagione ecc. e varia, in genere, da circa 23°C a 28-29°C.
Il modo piu' semplice, a livello casalingo, per ottenere una temperatura di questo tipo alla fine della fase dell'impastamento è quello di usare l'acqua a temperatura prestabilita.
Per capire come va calcolata la temperatura dell'acqua si può ipotizzare a titolo di esempio, di dover ottenere un impasto con una temperatura finale di 25°C, lavorando con il metodo diretto, utilizzando una impastatrice a spirale, in un ambiente a 25°C ed utilizzando una farina generalmente di 1°C in meno rispetto alla temperatura ambiente.

Un semplice modo per calcolare la temperatura dell'acqua da aggiungere all'impasto è quello di moltiplicare per tre la temperaturaa finale desiderata e di sottrarre da questa le temperature dell'ambiente e della farina e quella aggiunta dal tipo di lavorazione scelto.

Il calcolo può essere impostato in questo modo:
temperatura finale dell'impasto 25 x 3 = 75
temperatura aggiunta dall'uso di un'impastatrice a spirale 9
temperatura ambiente 25
temperatura farina 24
temperatura dell'acqua da utilizzare 17

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ALTRA REGOLA

TEMPERATURA FARINA  +

TEMPERATURA ACQUA   +

TEMPERATURA AMBIENTE                         ======   53     

Lavorazione panetto min 18°   -     max 23°    Temperatura interna max 24°  fine impasto max 25 °



LIEVITO MADRE

Il Lievito Naturale

Il lievito naturale, anche chiamato crescente, pasta madre, pasta acida, o biga, e’ un impasto di acqua e farina arricchito con lieviti e fermenti lattici. Il lievito naturale si ottiene con un processo di fermentazione naturale grazie ai batteri contenuti nell’aria di casa. Per accelerare il processo si possono utilizzare vari componenti, io uso l’uvetta. Una volta che il lievito e’ attivo, lo si può’ conservare in frigo e reimpastarlo una volta ogni paio di settimane per tenerlo vivo.
http://vivalafocaccia.com/2010/01/04/la-video-ricetta-del-lievito-naturale/


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Ingredienti e Procedimento Lievito Naturale



  • Acqua e Uvetta
  • Mettete una manciata di uvetta in 150 Ml di acqua
  • Coprite e lasciate macerare per 24 ore

Primo Impasto

  • Filtrate l’acqua per eliminare l’uvetta
  • Impastate 100 g di acqua di uvetta e 100g di farina
  • coprite e lasciate riposare per almeno 24 ore o fino a quando l’impasto non raddoppia di volume.
  • A seconda della quantità’ di batteri nell’aria, la temperatura dell’ambiente e la farina, questo passaggio può’ richiedere anche 2-3 giorni.
  • Se non vedete alcun movimento in 24 ore, provate ad aggiungere un paio di cucchiaini di farina e rimescolate, coprite e lasciate riposare.

Secondo Impasto

  • Impastate 100g della pasta ( lievito) esistente, 100 g di farina e 70-80 g di acqua.
  • Coprite e lasciate riposare in un ambiente tra i 22 ed i 30 gradi per 24 ore o fino a quando non raddoppia di volume

Terzo Impasto e Successivi

  • Impastate 100g della pasta ( lievito) esistente, 100 g di farina e 70-80 g di acqua.
  • Coprite e lasciate riposare in un ambiente tra i 22 ed i 30 gradi.
  • Dopo il terzo impasto il lievito naturale dovrebbe iniziare a lievitare più’ velocemente, tipo in 4-6 ore.
  • Quando il lievito raddoppia il volume consistentemente ogni 4-5 ore, e’ pronto.

Alcune ricette per la realizzazione di dolci tipo pandolci , la pasta madre va tenuta più’ dura.


(  Per spedizione tramite posta di 100gr. di lievito madre di alta qualità, in polvere o fresco , contattare il numero 3776815377 , pasta pasta fresca di florio flora P.I.  0033068076 - cc/p 66261462

PANE FRANCESE




Ingredienti
1,6 kg. di farina 00 - 56/60 gr. di lievito di birra - 50 gr. di burro o 40 gr. di strutto - 40 gr. di sale - 500 gr. di acqua - 500 gr. di latte - 10 gr. di zucchero
Setacciare la farina su un piano e fare la fontana, mettere al centro il burro morbido o lo strutto, il sale, lo zucchero, il lievito sciolto nel latte ed impastare con l'acqua vigorosamente. Far riposare per 10 minuti circa . Lavorare, poi, la pasta per 5 minuti con energia e farla riposare per 1 ora e 30 minuti. Formare dei pani tipo baguette della grandezza desiderata, pennellare con l'albume di uovo e fare delle incisioni diagonali in due o tre punti. Fare lievitare di nuovo e cuocere in forno a 240° per 30-35 minuti, mettendo sul fondo del forno una ciotola con l'acqua.



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mercoledì 27 giugno 2012

LIEVITI E LIEVITAZIONE

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Lieviti e lievitazione

stupore assistendo alla lievitazione del pane, della pizza e delle torte della nonna, rimanendone affascinato come se si trattasse di un fatto magico? Diventati adulti, impariamo che questo processo è dovuto ai lieviti, anche se spesso non li conosciamo in modo approfondito questi microrganismi. Vediamo se riusciamo a “svelarli” insieme. La lievitazione è quel fenomeno che permette alle nostre pizze, al pane, ai dolci e alle altre prelibatezze che prepariamo in forno, di risultare soffici e morbidi.

La lievitazione di solito è causata da un gas, generalmente l’anidride carbonica (formula chimica CO2), che si sviluppa all’interno degli impasti. Inizialmente le bollicine di gas, prodotte dai lieviti, fanno aumentare il volume della pasta e poi il processo di lievitazione si completa durante la cottura, grazie al calore, che fa espandere il gas presente all’interno dell’impasto. Il calore, inoltre, ha un effetto sulle caratteristiche delle proteine che, così modificate, conferiscono alla preparazione una certa “rigidità” che poi verrà mantenuta nel tempo, impedendo al prodotto di “sgonfiarsi”. L’anidride carbonica è volatile al calore e libera lo spazio che prima era occupato dalle sue bollicine. La funzione principale dei lieviti è appunto quella di produrre l’anidride carbonica all’interno dell’impasto. Questo gas diffonde nella massa andando ad occupare lo spazio delle bollicine d’aria inglobate durante la lavorazione, facendone aumentare il volume. Anche per questo la fermentazione è preceduta e accompagnata da operazioni che puntano a inglobare il gas (nel nostro caso l’aria) all’interno delle preparazioni in modo meccanico, per esempio sbattendo con una frusta, uno sbattitore elettrico oppure un sifone da pasticceria, puntano ad inglobare aria all’interno delle preparazioni.

Due categorie di lievito: quelli naturali e quelli chimici

Il lievito naturale è costituito da microrganismi, i saccaromiceti, usati anche per far fermentare vino e birra – ma ce ne sono moltissimi altri. Questi vengono anche chiamati lieviti biologici, non perché siano ottenuti con metodo da agricoltura biologica (vedremo che oggi è possibile acquistare anche lieviti certificati BIO), ma in virtù del fatto che la lievitazione che si ottiene utilizzandoli deriva dall’attività di un organismo vivente (bios=vivente). Il lievito di birra (Saccaromyces Cerevisiae) è certamente il lievito più comune e conosciuto, utilizzato frequentemente anche dai fornai, anche da quelli che utilizzano prodotti biologici. Tutti i lieviti naturali, non ottenuti o derivati da OGM, sono ammessi in agricoltura biologica. I lieviti, in assenza di ossigeno, sono in grado di fermentare gli zuccheri semplici (es. glucosio), che possono anche derivare dalla degradazione dell’amido, producendo alcool etilico (componente caratteristico delle bevande alcoliche fermentate, come birra e vino) e anidride carbonica, la quale, nel caso degli impasti, consente la lievitazione. L’alcool etilico prodotto durante la lievitazione, invece, volatilizza nei successivi processi di lavorazione e cottura e quindi non si ritrova nel prodotto finito. Il cosiddetto lievito fresco altro non è che una massa di cellule della specie Saccaromyces Cerevisiae separate dal loro brodo di coltura (melasso unito a sali nutritivi e a lievito madre) e compattate fino ad assumere una forma a cubetto: ecco perché questo lievito deve essere conservato al fresco e perché ha una scadenza limitata. Il lievito secco invece è stato messo a punto nel secolo scorso e si ottiene mediante liofilizzazione (rimozione dell’acqua a bassa pressione e temperatura ambiente) delle cellule; non contenendo acqua, questo tipo di preparazione si può conservare a temperatura ambiente e rimane attiva per circa un anno. Nel biologico non possiamo poi dimenticare quella che viene detta pasta madre, o pasta acida, che è una miscela di vari tipi di microrganismi che si sviluppano naturalmente nella pasta fresca di farina, lasciata a riposare per circa due settimane alla temperatura di circa 25 °C. La pasta madre contiene batteri o fermenti lattici (gli stessi microbi responsabili della fermentazione del latte) che, insieme ai lieviti, operano una lievitazione più lenta, donando agli impasti un caratteristico sapore acido e un aroma particolare. I fornai biologici per produrre la pasta madre devono utilizzare farina biologica. La lievitazione naturale con pasta acida ha una maggiore durata e consente l’azione degli enzimi proteolitici che arricchiscono il prodotto di sostanze azotate quali gli amminoacidi, con conseguente aumento sia della digeribilità sia delle caratteristiche finali di fragranza e appetibilità. I prodotti da forno ottenuti tramite l’impiego del lievito naturale godono anche di una maggiore conservabilità (la maggiore acidità dell’impasto riduce lo sviluppo delle muffe) e di un’alveolatura più regolare dovuta a una più lenta produzione di anidride carbonica durante la fermentazione. Di contro, l’impiego del lievito industriale consente un più rapido e regolare svolgimento del processo di fermentazione e una maggiore uniformità delle caratteristiche dei prodotti.

La produzione dei lieviti

Con l’entrata in vigore del Reg. CE 834/07 (che ha sostituito il precedente Reg. CEE 2092/91) sono state definite anche le regole per la produzione di lieviti naturali da agricoltura biologica. Requisito fondante del metodo biologico applicato alla produzione dei lieviti è l’impiego di substrati di coltura costituiti a loro volta da prodotti dell’agricoltura biologica. Oggi è possibile acquistare lieviti certificati bio sia per uso casalingo che professionale. Per favorire il loro impiego nei prodotti trasformati, la Commissione europea ha introdotto – solo a partire dal 2014 – un criterio di etichettatura punitivo per chi continuerà a utilizzare lievito convenzionale. Il cosiddetto “lievito chimico” è costituito da sostanze chimiche che, in determinate condizioni, reagiscono tra di loro o con altri componenti dell’impasto decomponendosi per generare dei gas (anche in questo caso quasi sempre anidride carbonica) che permette, come nel caso della lievitazione biologica, l’espansione dell’impasto. I lieviti chimici più diffusi sono il bicarbonato di sodio (detto anche carbonato acido di sodio), il cremor tartaro (tartrato acido di potassio), il bicarbonato di ammonio (carbonato acido di ammonio, detto anche ammoniaca per dolci), il pirofosfato di sodio (disodio diidrogeno difosfato). Anche l’acqua ossigenata (perossido di diidrogeno H2O2), può avere funzione di agente lievitante. Si tratta normalmente di sostanze chimiche presenti anche in natura ma, nella maggioranza dei casi, si producono per sintesi chimica.

Gli agenti lievitanti

Queste sostanze, per legge, sono classificate come additivi, tecnicamente sono definite “agenti lievitanti”, e hanno la caratteristica di generare gas molto più velocemente dei loro “parenti” biologici e quindi di risultare più adatte alla preparazione di dolci. La velocità di rilascio del gas varia al variare della molecola chimica usata. Per esempio il cremor tartaro rilascia l’anidride carbonica in modo molto veloce mentre il pirofosfato di sodio in modo abbastanza lento. Il tipo di sostanza e il suo dosaggio influenzano la velocità di dispersione del gas. Se lo sviluppo del gas è troppo veloce, questo si disperderà dall’impasto prima che la struttura si sia sufficientemente irrigidita: il dolce si gonfierà per poi afflosciarsi miseramente. Inoltre, un dosaggio eccessivo potrebbe far rimanere del lievito non degradato che rischia di alterare il sapore finale della preparazione. Non a caso le bustine di lievito in commercio, a uso casalingo, oltre ad essere spesso addizionate di aromi come la vaniglia, hanno anche al loro interno una sostanza basica che permette di limitare gli effetti negativi del sovradosaggio. Tra le decine di agenti lievitanti ammessi nel convenzionale, ben pochi sono quelli utilizzabili nei prodotti biologici: carbonati di sodio, potassio, ammonio e magnesio (E 500, E 501, E503, E504), tartrato di sodio (E335) e tartrato di potassio (o cremor tartaro, E336), acido tartarico (E 334) e fosfato monocalcico (E 341i). Queste sostanze, in taluni casi, possono essere miscelate all’amido di mais, grano o riso per migliorarne le caratteristiche d’uso. Sono pochissimi i casi in cui nel biologico si usano sostanze di sintesi. Uno è proprio quello degli agenti lievitanti (utilizzati per biscotti, dolci, ecc., ma non per il pane), ma le norme europee autorizzano solo quelli di irrilevante impatto sull’uomo e l’ambiente.
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LA FARINA DI FRUMENTO

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La farina di frumento

La farina di frumento è quella più conosciuta, fondamentalmente si distinguono due tipi merceologici di frumento: il grano tenero (Triticum aestivum o vulgare) e il grano duro (Triticum durum).

Le differenze di composizione tra i due tipi riguardano il contenuto d'amido e la quantità e qualità del glutine, una particolare sostanza proteica che rende i macinati di frumento ideali per la produzione del pane.

Dal grano tenero si ricavano le farine adatte in genere alla panificazione e alla preparazione di prodotti da forno, dal grano duro si ottengono invece le semole e i semolati, impiegati soprattutto nella produzione della pasta.

Gli sfarinati

Il processo di produzione degli sfarinati segue una serie di operazioni che hanno lo scopo di preparare le cariossidi (chicchi del grano) alla macinazione.

La macinazione vera e proprio consiste nella rottura frazionata e progressiva dei chicchi per mezzo dei "mulini". Sia per il grano duro sia per il grano tenero si procede allo stesso modo: i chicchi vengono sottoposti a più passaggi di rottura nei mulini, intercalando ogni passaggio con una setacciatura attraverso la quale si eliminano gradualmente i residui della lavorazione (crusca, cruschello e tritello), sino ad ottenere il grado di finezza desiderato.

La classificazione degli sfarinati si realizza in base al grado di "abburattamento", cioè la quantità di farina, in chilogrammi, che si ricava dalla macinazione di 100 Kg di frumento: in pratica più basso è il grado di abburattamento e più bianca e fine è la farina.

Tutti conosciamo la farina 0, la 00, la 1 e la 2, integrale o di semola, meno frequentemente troviamo la 000. Per gli usi di pasticceria finissima, quest'ultima, anche se introvabile, è la più indicata.

Possono essere immessi sul mercato sfarinati con un grado di umidità superiore al 14,50% fino a un massimo del 15.50%, a patto di indicare sul cartellino o sulle confezione il maggior grado di umidità e diminuire proporzionalmente il prezzo (Legge 4.7.1967, art. 7).
Gli sfarinati devono essere venduti in sacchi muniti di sigillo che identifichi la ditta molinatrice e di un cartellino che ne indichi il nome, la sede e il tipo di sfarinato.
Non si possono trattare le farine con sostanze chimiche imbiancanti o miscelate con farine di qualità inferiore o vecchie, o con l'addizione di talco o creta.
Gli sfarinati vanno conservati in ambienti asciutti, freschi, ben areati e perfettamente puliti. Un metodo per evidenziare la presenza di eventuali parassiti è stendere su un tavolo un po' di farina spianandone la superficie.

La farina di frumento contiene due componenti principali: granuli di amido (amilosio e amilopectina) e proteine solubili (albumina e globulina) o insolubili (gliadine e glutenine). Se, mentre impastiamo, otteniamo una pasta elastica, lo si deve alle proteine insolubili che formano un reticolo chiamato glutine, che formerà delle sottili pareti divisorie della mollica in grado di tenere separati gli alveoli gassosi, grazie anche all'aria incorporata durante l'impasto (curiosità: provate ad impastare a lungo acqua e farina, passate poi la pasta così ottenuta sotto un filo d'acqua, vi resterà tra le mani una massa elastica e insolubile, il glutine).

La forza delle farine, ovvero la capacità di possedere buone qualità per la panificazione

Il fattore W determina la forza della farina, tanto più maggiore è questo valore tanto più glutine si sprigionerà durante la lievitazione e la cottura. Nelle vendita al dettaglio il W non viene segnalato, quindi per poter scegliere la farina adatta al nostro bisogno è utile leggere il contenuto di proteine. Più elevato è questo valore, maggiore è l'attitudine alla panificazione. Nelle confezioni di vendita al dettaglio vengono invece riportate le ceneri, cioè la quantità dell'involucro esterno del chicco di grano.

Farina tipo 0 - fino a 170 W (farina debole)
Massimo di ceneri consentite 0,65 per 100 grammi di prodotto secco.
Adatta per biscotti, cialde, grissini, piccola pasticceria.
Assorbe circa il 50% del suo peso in acqua.

Farina tipo 00 - da 180 ai 260 W (farina media)
Massimo di ceneri consentite 0,50 per 100 grammi di prodotto secco.
Adatta per impasti lievitati che necessitano di una media quantità di acqua (o altri liquidi) come pane francese, all'olio o alcuni tipi di pizza, pasticceria semplice.
Assorbe dal 55%-65% del suo peso in acqua ed è quella più usata comunemente in pizzeria.

Farina tipo 1
Massimo di ceneri consentite 0,80 per 100 grammi di prodotto secco.
Adatta per la panificazione di prima qualità.

Farina tipo 2
Massimo di ceneri consentite 0,95 per 100 grammi di prodotto secco.
Adatta per la panificazione comune.

Farina tipo "integrale" di grano tenero
Massimo di ceneri consentite 1,60 per 100 grammi di prodotto secco.
Usata nella preparazione di pani lievitati e non, per arricchire i prodotti delle fibre naturali necessarie all'alimentazione.

Farina dai 280 ai 350 W (farine forti)
Massimo di ceneri consentite 0,50 per 100 grammi di prodotto secco.
Adatta per impasti lievitati che necessitano di una elevata quantità di acqua (o altri liquidi) come babà, brioches, pasticceria lievitata naturalmente e pizza. Assorbe circa il 65%-75% del loro peso in acqua.

Farina oltre i 350 W (farine speciali)
Farina prodotta con grani speciali, ad esempio Manitoba o farina Americana, usata per rinforzare le farine più deboli o per produrre pani particolari. Assorbe fino al 90% del suo peso in acqua.

Semola rimacinata di grano duro per panificazione
Adatto per la lavorazione di pane pugliese.

Riassumendo una farina forte:
- assorbe una maggior quantità di acqua nell'impasto;
- rende l'impasto più resistente e tenace.

Altri tipi di farine

Farina di Mais (granturco)
Adatta per la preparazione di polenta. Può essere di colore giallo o bianca, a seconda delle varietà con la quale viene prodotta.

Farina di Mais Fumetto
Farina di mais macinata molto fine, adatta per la preparazione di dolci.

Farina di mais Fioretto
Farina di mais macinata molto fine, adatta per la preparazione di polente "pasticciate" e soffici.

Maizena
Farina prodotta dalla macinazione finissima di mais bianco, trova impiego in pasticceria, nell'alimentazione della prima infanzia e come addensante in sostituzione della fecola.

Farina d'Orzo
Poco adatta alla pnificazione, viene utilizzata soprattutto nella preparazine di alcuni prodotti dietetico o nella preparazione di biscotti (miscelata ad altre farine), al contrario del malto d'orzo, che facilita invece la lievitazione e migliora il colore del pane.

Farina di Avena
Viene miscelata con altre farine per la produzione di pane speciale, biscotti e prodotti dietetici.

Farina di Segale
Adatta per la produzione di pane, grissini e crackers. Il colore della farina di segale dipende dal grado di abburattamento, può essere scura o più chiara.

Farina di Grano Saraceno
Di colore nocciola-grigio con puntini scuri, dovuti alla presenza di residui delle parte esterna della cariosside. Adatta per la preparazione di polenta e pizzoccheri.

Farina di Riso
Ottenuta dalla macinazione dei chicchi di riso. usata in pasticceria o come addensante. E' possibile anche panificare con la farina di riso ma non si otterrà un apne lievitato perchè non contioene glutine. E' infatti indicata nelle diete per celiaci.

Farina di Castagne
Chiamata anche farina dolce, è ottenuta dalla macinazione di castagne essiccate, di color avorio-crema, Usata anche per la preparazione di paste alimentari, miscelata alla farina di frumento, ma conosciuta soprattutto per la preparazione del castagnaccio.

Farina di Ceci
Ottenuta dalla macinazione di ceci secchi di prima qualità. Conosciuta soprattutto per la farinata di ceci.

Farina di Kamut
Farina ottenuta da kamut, un cereale antenato del grano moderno. Prodotta esclusivamnate con metodi biologici. E' un ottimo sostituto della farina di frumento nelle diete per intolleranti.

Farina di Soia
Contiene lecitina, farina senza glutine ottenuta della soia tostata e macinata.

Farina di Farro
Ottenuta dalla macinazione del farro. Povero di grassi e ricco fibre, vitamine e sali minerali.

Farina di Cocco
Cocco grattugiato. Adatto per pasticceria.

Farina di Mandorle
Ottenuta dalla macinazione di mandorle e zucchero. Adatto per pasticceria. Solitamente le confezioni vendute al dettaglio non contengono zucchero.

Farina autolievitante
Farina alla quale viene aggiunto lievito istantaneo. Farina per dolci.

http://poloalimentare.org/








INGREDIENTI PANE TRADIZIONALE


Ingredienti   per pane tradizionale


  • Farina 500 g
  • Acqua 210 g
  • Lievito di birra per panificazione 25 g.  o  50g naturale
  • Olio extra vergine d'oliva
  • Sale
  • Zucchero

poloalimentaresud@gmail.com

Svolgimento


  1. Si scioglie bene il lievito nell'acqua intiepidita con un cucchiaino di zucchero, girandolo bene con un cucchiaio. Si attendono da 5 a 10 minuti. Sarebbe meglio non usare posate in ferro in quanto non vanno d'accordo con il lievito
  2. Si mette la farina in una ciotola
  3. Si aggiunge un cucchiaino di sale e un cucchiaio di olio
  4. Si aggiunge l'acqua con il lievito un po' alla volta impastando continuamente
  5. Rovesciate il blob su un piano e impastate bene finché non diventa una palla abbastanza elastica e non appiccica più. Nel caso l'impasto non avesse una consistenza soddisfacente si può aggiungere un po' d'acqua o un po' di farina. Per una buona lavorazione si consiglia di impastare per almeno 10'. Un buon metodo è quello di premere l'impasto con il palmo, facendolo ruotare.
  6. Si mette a riposare da 30' a 1 ora in una ciotola unta d'olio coperta da uno strofinaccio, in un ambiente caldo come il forno tiepido per permettere la lievitazione. Una buona lievitazione si ha quando l'impasto aumenta di volume di circa il doppio.
  7. Si prende la pasta e si preparano le pagnotte. Si possono fare dei tagli fondi con un coltello o una forbice.
  8. Si rimette le pagnotte nel forno tiepido per farle lievitare ancora 30' a 1 ora.
  9. Si tirano fuori le pagnotte dal forno per poter fare scaldare il forno fino a 180° circa
  10. Quando il forno è caldo si possono mettere le pagnotte a cuocere. Se il forno è del tipo ventilato, deve essere in posizione non ventilata. Al limite si può accendere la ventilazione negli ultimi 5' per fare la crosta un po' più spessa e croccante. Il pane vuole messo a mezza altezza. Ovviamente questo dipende dal vostro forno. Tutto da sperimentare
  11. La cottura avviene in un tempo che può andare da 30' a 45'.11. Dipende dalla dimensione delle pagnotte, ovviamente pagnotte più piccole cuociono prima. Dovrebbe essere cotto quando il colore della crosta si imbrunisce a sufficienza.


mercoledì 16 maggio 2012

Pizza al Piatto esercitazione e programma




                                              CORSI DI PASTIFICAZIONE
       PER PIZZAIOLI - PASTAI- PANIFICATORI -

                                         CORSO DI PIZZA  al piatto e classica
SVOLGIMENTO
Impasto per 1 kg - Farina  Tipo 00 -  lievito 10gr.- 500gr.acqua -sale 15 gr.-
impastazione 10 minuti - esercitazione all' impasto - levitazione dell ' impasto di  2-3 ore - formazione panette da 200gr. oppure da 300gr - ulteriore lievitazione delle  panette 30" , 1 ora - esercitazione, allargamento e stesura panette - condimenti vari - cottura  30" ,  45"  -
panzerotti,pizzette ....




sito associato a http://poloalimentare.blogspot.it/









scuolapastificazione@gmail.com                          
                                                                        società Scuola & Impresa










     
        
          Società Scuola & Impresa



venerdì 4 maggio 2012

PIZZA E PANE



società Scuola & Impresa


esportiamo le nostre migliori tradizioni


http://www.youtube.com/watch?feature=endscreen&NR=1&v=tuPHCHpm9po


                             CORSO  DI  PIZZAIOLI   

                    PER STRANIERI ED EXTRACOMUNITARI

                                                    ( cours de la pizza  pour les étrangers  et  non UE  –

                                course pizza for foreigners and non-EU -  pendant 2  heures par jours

                               X  15 jours   +  idem  course pour boulangers ) ; diplôme valable pour l'Italie et de votre pays

                                                       

A Lucera (Fg )  è aperto  tutto l’ anno un  corso per pizzaioli o panificatori (boulangers ) per stranieri ed extracomunitari ,si rilascia un attestato

valido per  trovare lavoro subito in Italia ed aprire una pizzeria o un forno  nel proprio paese .     Il corso ha la durata di 15 giorni per due ore al giorno .  Alla fine si rilascia un attestato di frequenza valido per trovare lavoro subito in Italia e nel proprio paese .

TELEFONARE AI NUMERI    +3890318385  - 3776815377   Via petrarca , 20  -  LUCERA            









società “SCUOLA&IMRESA”

mercoledì 2 maggio 2012

GRANI VARI E PASTE


ALCUNI LORO NOMI DELL' ITALIA CENTRALE  grano duro :  IRIDE -AURIO-SIMETO-ANCOMARZIO-CICCO-CORE-SARAGOLLA-GRECALE-CRESO-LATINIC






scuolapastificazione@gmail.comF240poloalimentaresud@gmail.com