Gomma arabica in crisi: a rischio la Coca Cola?
Le bibite gassose (Coca e Pepsi comprese) legano la loro produzione
a una sostanza esportata dal Sudan la cui economia sta crollando
Ci
è voluta una sciagura analoga a quella raccontata nell'Antico Testamento per
mettere seriamente in crisi due marchi che sembrano esistere da sempre e per
sempre: due invasioni di cavallette che colpirono il Sudan negli anni duemila,
causarono la perdita di molti esemplari di Acacia senegal, l'albero da cui si
ricava la gomma arabica (e di cui il paese è esportatore di metà della
produzione mondiale e di migliore qualità). La gomma arabica è fondamentale
nella produzione della Coca e della Pepsi: senza, i dolcificanti si depositano
sul fondo (e quindi, prima di essere bevute, le bevande andrebbero mescolate) e
il liquido diventa trasparente.
Tornando agli alberi, il numero è stato
ridotto anche dai riscaldamento globale mentre la domanda di gomma è rimasta
costante nel tempo. A ciò si aggiunga che il Sudan non ha esattamente un governo
affindabile: il presidente Omar al Bashir è ricercato da Tribunale penale
internazionale per genocidio per crimini commessi in Darfur. Tutto questo ha
causato il crollo delle esportazioni della gomma arabica e messo in ginocchio
l'economia locale. Non solo, questa situazione ha fatto riemergere una questione
politica - il rapporto tra Usa e Sudan - mai del tutto definita. Le sanzioni e
l'embargo commerciale che ha colpito la nazione araba non sono mai stati
esemplari e risolutivi fino in fondo. Perché?
Ovviamente per via della
gomma arabica. Bloccarne il commercio equivarrebbe a chiudere il rubinetto della
cola, sia essa Pepsi o Coca. E per gli americani si sa quanto siano fondamentali
le due bevande. La cola-dipendenza degli Usa è ben nota ai giornali che hanno
definito - nello specifico il Washington post - l'ambigua politica estera nei
confronti del Sudan "soda pop diplomacy" (l'embargo è esteso a tutti i prodotti
provenienti dal paese tranne, guarda caso, la gomma arabica). Ed è nota anche ai
sudanesi dato che, nel 2007,il loro ambasciatore, John Ukec Lueth, minacciò di
bloccare le esportazioni di gomma arabica, agitando davanti ai giornalisti una
bottiglia di Coca-Cola. Ma l'uso di questa sostanza, classificata con la sigla
E414, è impiegato anche in altri settori: vino, caranelle, confetti,
marshmallows, yogurt, e poi colori, vernici, prodotti estetici.
Difficile pensare un'America senza gomma arabica. Difficile pensare
senza il mondo intero. Ricordiamo che la cola-dipendenza degli americani
resistette anche alla tragedia dell'11 settembre: il commercio della gomma
arabica non fu frenato nemmeno dalle voci secondo cui Bin Laden si era
accreditato buona parte del monopolio delle esportazioni. " È possibile che ogni
volta che compriamo una bibita gassata di marca americana, contribuiamo ad
arricchire le casse di Bin Laden", aveva tuonato a suo tempo il senatore
repubblicano Frank Wolf. Ma le bibite gassate americane avevano continuato ad
essere stappate (e bevute) dai cittadini americani.
No, nemmeno una
sciagura biblica come un'invasione di cavallette è sufficiente. Il business
della gomma arabica, in un modo o nell'altro, sopravviverà, c'è da scommetterci.
http://life.wired.it/news/food/2012/07/24/gomma-arabica-coca-cola-pepsi.html?utm_source=facebook&utm_medium=marketing&utm_content=

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